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Mario Perniola, La filosofia italiana e i non filosofi

 
RECENSIONI

Tiziana Casapietra e Roberto Costantino, a cura,
Biennale di Ceramica nell'Arte Contemporanea. Biennale of Ceramics in Contemporary Art, II Edizione,

Milano, Attese, pp. 384, Euro 30,00.

 

La spettacolarizzazione dell’arte contemporanea ha conosciuto una forte espansione grazie anche alle numerosissime manifestazioni e alle Biennali che ormai si svolgono un po’ ovunque. Tra queste tuttavia la Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea di Savona e provincia, a cui questo volume è dedicato, si distacca dal solito filone, poiché ha a che fare con le opere di ceramica realizzate esclusivamente dalla collaborazione tra artisti e artigiani. La Biennale (svoltasi dal 27 settembre al 9 novembre 2003), fondata dall’organizzazione culturale no-profit “Attese” e sostenuta da una vasta rete di istituzioni pubbliche e private e di manifatture, è giunta alla seconda edizione. Tuttavia il suo avvio risale al 1999 e i primi risultati furono presentati in occasione del meeting del 2001, intitolato Il volto felice della globalizzazione, inaugurato (infelicemente) negli stessi giorni in cui a Genova avevano luogo i violenti scontri in concomitanza con il G8. Questo secondo appuntamento è stato ulteriormente arricchito non solo grazie ai prestigiosi spazi espositivi, quali la nuova Pinacoteca Civica di Savona, il Palazzo Gavotti e il Museo Manlio Trucco di Albissola Superiore, il Circolo degli Artisti di Albissola Marina e Villa Groppallo di Vado Ligure, ma anche grazie al convegno internazionale La Tradizione Locale della Ceramica e la Globalizzazione dell'Arte Contemporanea, che si è tenuto nella Fortezza del Priamàr a Savona il 19 e il 20 ottobre 2002, a cui hanno partecipato numerosi curatori, storici e critici dell'arte e artisti.
La scelta della ceramica quale soggetto e materia della Biennale è tutt'altro che casuale. Il distretto della ceramica nella provincia di Savona è caratterizzato dalla presenza di piccole imprese artigiane che si dedicano a questo tipo di produzione ininterrottamente da cinque secoli. Ma la Biennale, come sostengono i curatori del volume (che sono anche i direttori e gli organizzatori della manifestazione), è improntata soprattutto a far rivivere una tradizione, avviatasi nel corso del Novecento, che puntava sulla realizzazione di una ceramica artistica attraverso la collaborazione tra artigiani, ceramisti e artisti. Nel secolo scorso la ceramica locale, e in particolare quella di Albissola, subì una trasformazione radicale in seguito alle attività di alcuni ceramisti/artisti (tra i quali Manlio Trucco e Tullio Mazzotti), che la trasformarono in un'espressione tipicamente artistica. Costoro misero le loro manifatture e il loro bagaglio tecnico a disposizione di pittori e scultori a cui veniva data l'ospitalità per realizzare le proprie opere. Si crearono in tal modo proficui contatti e scambi con alcuni esponenti del Futurismo e di altre correnti delle avanguardie artistiche, che consentirono ad Albisola di divenire un polo internazionale della ceramica artistica, raggiungendo il suo apice negli anni '50 e '60. Nel secondo dopoguerra infatti, alcuni membri di movimenti come il CoBrA, la Bauhaus Immaginiste, lo spazialismo e il nuclearismo, instaurarono rapporti fecondi con le manifatture locali. Numerosi esponenti di rilevanza internazionale come Bruno Munai, Nicolay Diulgheroff, Fortunato Depero, Arturo Martini, Lucio Fontana, Asger Jorn, Guy Debord, Wifredo Lam, Karel Appel, Corneille, Pinot Gallizio e Piero Manzoni, lasciarono qui le loro tracce.
La manifestazione, di cui il presente volume costituisce un utile supporto (avendo il pregio anche di essere una pubblicazione bilingue italiana e inglese), ha quindi riavviato una nobile attività assopita da alcuni anni, soprattutto in seguito alla difficile congiuntura economica che ha colpito duramente le manifatture tra gli anni Ottanta e Novanta. La Biennale, come spiega Roberto Costantino nel primo saggio, è stata resa possibile grazie alla volontà di una pluralità di soggetti, quali enti pubblici e privati, locali e internazionali, scuole, imprese artigiane nel territorio e ben 14 manifatture che hanno collaborato attivamente con artisti, curatori, ceramisti, musicisti, compositori, architetti, scrittori, storici dell'arte e fotografi (p. 22). Nobile è anche la designazione della “ceramica”, sempre secondo Costantino, quale bene primordiale e comune, “la terra malleabile” per eccellenza che simboleggia “l'intelligenza collettiva”, consentendo un'intesa e uno scambio tra i soggetti e le comunità più diverse, che trovano proprio in questa materia il loro punto d'incontro. La Biennale della ceramica infatti “si è offerta come una nuova forma di aggregazione territoriale ed extraterritoriale, locale e globale, mirata allo sviluppo del capitale sociale e culturale del mondo della ceramica”. Questa permette il libero scambio della comunicazione interculturale, offrendo l'ospitalità e la collaborazione degli artigiani locali; consente di sperimentare la rinnovata “creolizzazione del mondo”, dovuta alla mobilità e ai contatti tra le differenti culture del pianeta (pp. 22-23). Si è tenuto conto del retaggio locale sia artigianale che industriale, ma si è voluto dare altresì un respiro internazionale all'evento, coinvolgendo curatori e artisti stranieri a cui è stata data ospitalità, riprendendo l'antica consuetudine del secolo scorso. Un altro elemento essenziale è stato di focalizzare la manifestazione su un intento volutamente più duraturo incentrato sulla realtà del lavoro e sull'attività artigianale, oltre che su quella artistica. A tale proposito, è stata fortemente incoraggiata la presenza e la permanenza degli artisti sul territorio, promuovendo un contatto più autentico coi luoghi della Biennale. Tutte le opere, come precisa l'altra curatrice della rassegna Tiziana Casapietra, sono state prodotte localmente nel corso di più di un anno, durante il quale in questa zona si è assistito a un andirivieni di artisti. Si tratta perciò di contrastare la tendenza abituale del mordi e fuggi che caratterizza il mondo effimero dell'arte contemporanea. La Biennale, sempre secondo Casapietra, “non si riduce al momento finale dell'esposizione, ma si identifica soprattutto con il momento della gestazione” (p. 331). Il risultato è che la Biennale è un workshop che si fonda più sulla sua produzione che sul consumo spettacolare dell'esposizione, come sostiene Costantino nel suo intervento con cui è stato aperto il convegno internazionale a cui si è accennato sopra (p. 329). Last but not least, la manifestazione intende lanciare una sfida nei confronti dell'arte contemporanea, obbligando gli artisti a confrontarsi con la ceramica, che è piuttosto impopolare nelle grandi kermesse internazionali (nonostante Duchamp abbia inaugurato il readymade proprio con un orinatoio di ceramica!). Costoro infatti sono chiamati a cimentarsi con un materiale con il quale la maggior parte non ha alcuna dimestichezza; la ceramica è fragile e impone dei limiti tecnici ben precisi. Inoltre i suoi tempi di lavorazione sono più lunghi di altri materiali: si tratta quindi di una materia che è in controtendenza con la velocità e con il facile consumo dell'arte contemporanea. Agli artisti viene chiesto di inserirsi nelle botteghe artigianali, nella realtà della produzione e del virtuosismo tecnico. La Biennale infatti “riconduce l'arte nelle manifatture” e sostiene la “cooperazione fra l'artista e l'artigiano” (p. 330). Se, da un lato, si vuole riavvicinare gli artisti alle conoscenze tecniche abbandonate ormai da anni, dall'altro c'è l'intento di riattualizzare la tradizione della ceramica in chiave anti-nostalgica, affinché non cada nel folclore. A tale proposito rientra anche il coinvolgimento delle scuole, affinché questo importante patrimonio venga trasmesso ai giovani. L'obiettivo è rendere il distretto artistico e imprenditoriale del savonese un punto di convergenza di capitali culturali e sociali per “rivalorizzare” un'importante produzione economica del territorio.
Il libro è diviso in cinque parti, anche se tale divisione si evince solo dalla suddivisione sommaria degli argomenti. Manca infatti un testo guida che avrebbe dovuto orientare il lettore e i visitatori della mostra attraverso i vari momenti dell'intera manifestazione, dalla esposizione vera e propria al retroterra imprenditoriale e artistico del territorio, dal contributo di artisti come Arturo Martino e di Asger Jorn al ruolo delle manifatture nella sponsorizzazione dell'evento e nella realizzazione delle opere, fino al convegno. Il risultato è che l'iniziativa sembra essere priva di una qualsivoglia riflessione critica generale intorno al suo ruolo dell'iniziativa e a quello cruciale sul rapporto tra le manifatture e gli artisti, nonché alla valorizzazione internazionale di questo patrimonio artistico e produttivo locale.
La prima parte, intitolata Esposizione internazionale, è dedicata alla mostra della Biennale e costituisce la parte più cospicua del volume (pp. 19-258). Per la sua realizzazione, i fondatori e i direttori artistici della manifestazione, Tiziana Casapietra e Roberto Costantino, si sono avvalsi della collaborazione di altri sei co-curatori e di quattro guest curators sia italiani che stranieri, ognuno dei quali era responsabile di invitare un gruppo di artisti, arrivando ad un totale di cinquantatre artisti. Di tutti i curatori, tranne uno, vi è una presentazione che introduce alla loro sezione e agli artisti da loro coinvolti. Oltre a quelle dei direttori artistici ai quali si è già fatto cenno, vi sono quelle del curatore cubano Nelson Herrera Ysla, di Vasif Kortun, del coreano Young Chul Lee, degli italiani Gianfranco Maraniello e Mauro Castellano, del nigeriano Olu Oguibe, e degli svizzeri Hans-Ulrich Obrist, Manuella Denogent e Roland Blaettler. Ciò che si ottiene è un quadro molto variegato sia per quanto riguarda i temi trattati sia per gli artisti sia per le loro opere. Se Herrera Ysla, ad esempio, mette in evidenza il rapporto intimo e sacro che l'America Latina e i Caraibi hanno sempre intrattenuto con la ceramica, Oguibe sottolinea il contributo degli artisti africani, mentre Kortun si sofferma sul valore “ironico” di questa materia. Chul Lee invece insegue una “visione orientale del mondo”, interrogandosi sulle implicazioni di nozioni quali occidentalismo e orientalismo, nonché su che significhi l’“Asia” oggi. Per Maraniello la ceramica acquista un valore strategico per interrogarsi sulla voracità del sistema artistico e sull'accelerazione nel consumo dei prodotti culturali: la ceramica, al contrario, richiede un'operosità continua, non fugace: insomma ci riconduce ad un ritmo che dà valore all'attesa, al saper apprezzare i tempi di produzione, che conferiscono il “valore aggiunto” ad un'opera realizzata in ceramica. Obrist dà rilievo all'aspetto dell'avanguardia con un'intervista all'artista Karel Appel, che racconta la sua posizione all'interno del movimento CoBrA. Castellano spinge la ceramica ben oltre i limiti tradizionali, mescolandola alla musica sperimentale. Blaettler e Denogent, infine, presentano l'attività dei due artisti che ciascuno ha invitato. Anche la sezione dedicata agli artisti e alle opere è quanto mai variegata. Si tratta per lo più di pezzi concettuali, molti dei quali accompagnati da brevi testi che descrivono l'idea e l'intenzione dell'opera e la sua realizzazione pratica. Si va infatti dalle opere altamente concettuali di Getulio Alviani, di Bertrand Lavier e di Giuseppe Uncini, a quelle provocatorie di Wang Du, Rainer Ganahl, Björn Kjelltoft e di Olu Oguibe; alla ricerca di linguaggi alternativi della ceramica da parte di Bertozzi & Casoni, Davide Minuti, Domenica Aglialoro, Nicole Awai, Bili Bidjocka e di Hale Tenger; alle installazioni utopiche di Yona Friedman e di Andries Botha; alle provocazioni divertenti e ironiche di Rossana Campo, Plamen Dejanoff, Jeppe Hein, Soo-Kyung Lee, Shimabuku, Nedko Solakov, Iké Udé; fino alla fontana di Sylvie Fleury, un pneumatico di camion colore oro convertito in fontana, che indica come la ceramica possa veicolare un insieme di messaggi che mettono in discussione quei fenomeni che trasformano tutto in merce; non meno rilevante è la sua citazione di Marcel Duchamp e dei suoi più celebri readymades: Ruota di bicicletta e Fontana. Ciò che emerge è il rapporto straordinario che questi artisti hanno instaurato con le manifatture e l'incredibile capacità dei ceramisti di realizzare le opere (la maggior parte delle quali ha richiesto degli aggiustamenti tecnici, poiché erano delle proposte estremamente bizzarre che non potevano essere realizzate così come venivano presentate dagli artisti!).
Dopo l'ampia rassegna delle opere, ci si trova di colpo in quello che potremmo definire la seconda parte (lì per lì non si capisce se Arturo Martini sia uno dei partecipanti alla Biennale!), poiché è incentrata sul contributo di due artisti di rilievo internazionale che intrattennero profonde relazioni col territorio savonese: Arturo Martini e Asger Jorn (pp. 259-304). I due artisti non rappresentano altro che i due poli della tradizione artistica che si è sviluppata in quest'area: lo scultore Martini (1889-1947) che visse un decennio a Vado Ligure (tra il 1920 e 1932), appartiene infatti alla corrente “anti-avanguardista”, legata al retroterra industriale del luogo (Vado era un importante polo per l'industria delle refrattarie) e alla popolazione operaia. Nei suoi lavori, Martini evoca le radici primitive e ingenue della cultura popolare, inaugurando la strada all'arte neorealista che troverà nell'Italia del dopoguerra nuove ragioni e identità (Liliana Ughetto, p. 276), e nel “Premio Vado Ligure” (istituito negli anni Cinquanta) la sua solennizzazione. L'artista danese Asger Jorn (1914-73) invece appartiene alla lunga corrente “avanguardista” che si era stabilita nella vicina Albissola fin dal Futurismo e che aveva avuto contatti con altri movimenti d'avanguardia come lo spazialismo, il nuclearismo e l' “Internazionale Situazionista”. La presenza di Jorn, che trascorse lunghi periodi ad Albissola, dove costruì una casa e dove realizzò il famoso pannello di Aarhus in collaborazione con il ceramista Giovanni Poggi, titolare della manifattura Le Ceramiche San Giorgio, è stata fondamentale per l'avvio di quegli Incontri Internazionali della Ceramica che si sarebbero tenuti nel 1954 e che avrebbero visto la partecipazione di altri esponenti del gruppo CoBrA. Ad Albissola Marina si trova inoltre il famoso “lungomare degli Artisti” (realizzato nel 1963), costituito da una pavimentazione di grés ceramico con successione di grandi riquadri policromi decorativi, dovuti a pittori e scultori contemporanei, tra i quali Giuseppe Capogrossi, Roberto Crippa, Agenore Fabbri, Lucio Fontana, Wifredo Lam, Aligi Sassu e lo stesso Asger Jorn, che testimonia la vivacità culturale e artistica della località ligure.
Con la terza sezione si entra nella parte cruciale della manifestazione, nonostante l'intero evento e la maggior parte degli operatori coinvolti pendano di più verso l'aspetto artistico, anziché sul ruolo delle manifatture, il rapporto tra gli artigiani e gli artisti, nonché la posizione dell'artigianato artistico oggi in Italia (pp. 305-324). Si tratta infatti di un discorso strategico a cui sfortunatamente non è stato dato il dovuto rilievo nella manifestazione. Dopo il saggio storico di Giovanni Lunardon che esplora il retroterra delle botteghe artigianali delle due Albissola con particolare riferimento alle vicende artistiche del Novecento, segue una conversazione sulla ceramica nell'arte contemporanea tra Casapietra, Costantino, e i due ceramisti Ernesto Canepa e Danilo Trogu, dopo la quale vi è infine un testo di Sandro Lorenzini. I tre ceramisti sono i titolari rispettivamente delle manifatture Studio Ernan Design, La Casa dell'Arte, e Lorenzini Arte, che non solo hanno partecipato alla manifestazione in qualità di sponsors, ma hanno anche ospitato il maggior numero di artisti. Canepa inoltre è il consulente di direzione per la produzione ceramica della Biennale, mentre Trogu, oltre ad essere egli stesso un artista, ha partecipato alla manifestazione esponendo alcune sue opere e ha coinvolto gli alunni del Liceo Artistico “Arturo Martini” di Savona, presso il quale insegna, nella collaborazione con alcuni artisti. Anche Lorenzini ha esposto una sua opera alla Biennale, oltre ad aver realizzato alcuni dei pezzi più concettuali della manifestazione. A nostro avviso, è proprio grazie alle parole dei tre ceramisti che possiamo trarre qualche conclusione sulla Biennale e su alcune questioni relative alla valorizzazione dell'attività artigianale. Secondo Canepa, Trogu e Lorenzini, quella della Biennale è un'esperienza estremamente positiva: avvicina gli artisti ai ceramisti, dimostrando come gli uni possano imparare dagli altri e viceversa. Confrontarsi con la ceramica è una sfida per entrambi. Questa materia presenta delle caratteristiche molto particolari, la cui lavorazione richiede tempi, “conoscenze tecniche specifiche, difficili e a volte sofisticatissime, tramandate di padre in figlio nel ‘chiuso delle botteghe’” (Lorenzini, p. 323). Nonostante i lunghi anni di apprendistato e l'esperienza acquisita, il vero ceramista conserva sempre un certo grado di umiltà: sa che non si riesce a dominare completamente la materia, che la ceramica non ha regole fisse, che non si finisce mai di imparare; “il ceramista”, dice Canepa, “quando va ad aprire il forno, ha sempre una piccola dose di inquietudine” (p. 319). Per l'artista, abituato prevalentemente ad “avere delle idee” senza possedere il “virtuosismo tecnico”, l'avvicinamento alla ceramica impone un confronto diretto e personale con la tecnologia ceramica; non avendo alcuna dimestichezza con la materia, gli artisti non ne conoscono le caratteristiche né i limiti. Quasi tutti i progetti proposti dagli artisti (tranne quelli di costoro che hanno già lavorato con la ceramica), sostengono all’unisono Canepa e Trogu, sono irrealizzabili! Bisogna spiegare agli artisti che le loro idee sono assurde, e richiedono aggiustamenti. Eppure proprio questo atteggiamento tipico degli artisti, questa libertà creativa, l'utilizzazione di molteplici media, lo stravolgimento delle regole, dà ai ceramisti il coraggio di sperimentare altre tecniche, di superare i limiti della materia, e di considerare la ceramica sotto mille altri aspetti (Canepa, p. 318). Basta guardare le loro schede tecniche delle opere presentate all'Esposizione, contenute nella quinta e ultima parte del volume insieme alle biografie dei curatori e degli artisti, per rendersi conto di come sia stata proficua la sinergia tra gli artisti e i ceramisti.
Se la Biennale è servita per frenare la stravaganza degli artisti e per dare ai ceramisti la forza di superare la propria umiltà, peccato che la principale lacuna dell'intera manifestazione sia proprio l'aver trascurato alcuni aspetti essenziali necessari alla rivalorizzazione di un patrimonio artistico e imprenditoriale come quello della ceramica artistica del savonese. Ad eccezione di qualche raro commento, come quello di Gianfranco Maraniello, anche gli interventi al convegno internazionale, contenuti nella quarta sezione del volume, si soffermano di più sui soliti discorsi di cui il mondo dell'arte è inondato anziché su questioni inerenti alla creazione di nuovi valori. Non si trova alcun accenno al fatto che la ceramica ha da sempre intrattenuto rapporti tutt'altro che semplici con il mondo dell'arte fin dall'Ottocento; né che c'è stato un importante filone dello studio pottery che è stato oggetto di una lunga riflessione critico-artistica in paesi come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e il Giappone. Mancano discorsi strategici che sottolineino il fatto che l'artigianato artistico italiano (che potrebbe essere l'equivalente dello studio craft dei paesi anglofoni e del Giappone) sia l'unica forma creativa dotata di quel “valore aggiunto” che può contrastare la massificazione della produzione industriale e in qualche modo l'invasione dei prodotti a basso costo come quelli cinesi. Sembra infine totalmente estraneo alla manifestazione il fatto che la ceramica artistica sia sottoposta più o meno ai medesimi processi di valorizzazione che riguardano tutto il mondo artistico.

Sarah F. Maclaren

 

 

N. 11
Marzo 2006

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